Ringraziamento a nome della Fondazione Giuseppe Fava
La giornata di oggi è sicuramente un momento importante nella storia dei convegni e delle manifestazioni che si sono svolte nei diciotto anni che sono trascorsi dalla morte di Giuseppe Fava. Ed è importante perché è la prima volta che un convegno su Giuseppe Fava è organizzato da un'istituzione statale e perché è la prima volta che si esaminano, contemporaneamente, tutti gli aspetti dell’articolata e differenziata produzione artistica di Fava.
Di questo la Fondazione è grata al Preside Pioletti e agli organizzatori di questa giornata seminariale, nella certezza che a questo momento ne seguiranno altri di approfondimenti sempre più ampi e specifici, al fine di far conoscere, soprattutto ai giovani, agli studenti nati dopo il colpo di pistola, l’opera di uno scrittore che, inevitabilmente, più il tempo trascorre e più finisce con l’essere racchiuso, cristallizzato, inglobato da quel colpo di pistola.
un colpo di pistola che confonde e mette la sordina ai segnali premonitori e ai tentativi, immediatamente successivi alla morte, di cancellarlo, riducendolo a una delle tante storie siciliane.
Adriana Laudani, oggi, facendo parlare le carte processuali, ci ha spiegato quello che sapevamo, ma che mai avevamo visto scritto, consegnato alla storia del Paese, a quanti vorranno esaminare con occhi sgombri dalla polvere, e cioè che si è sempre cercato di confondere tracce e volti dell’opera di Fava, che è stato intellettuale curioso e versatile, osservatore straordinario e disincantato della realtà siciliana. E «I Siciliani» che sono stati il punto di arrivo, la maturità critica di uno scrittore giornalista. O giornalista scrittore.
Così come scrittore-pittore, o pittore-scrittore; potrebbe essere un punto di riflessione futura.
La Fondazione, per evitare che l’opera di Fava scompaia, che Fava muoia una seconda volta, vuole prioritariamente fare memoria, rendendo accessibili a tutti gli atti processuali, i manoscritti ancora inediti, i libri non più in circolazione, i copioni teatrali.
Vuole raccogliere testimonianze dei “suoi ragazzi” che, fuori dalla Sicilia, hanno onorato il mestiere di giornalista che Fava era riuscito ad insegnare a tutti, sia che fossero studenti sedicenni o giovani promesse.
Vuole istituire sovvenzioni, premi, borse di studio per ricerche sulla sua opera, sulla cultura e l’ambiente in cui si incontrano mafia, politica e affari.
Vuole promuovere attività culturale e civile volta a sviluppare, soprattutto nei giovani, una coscienza libera da condizionamenti sociali, critica ed antimafiosa, e mi sembra che oggi si sia iniziato ad andare in questa direzione. Grazie.
Maria Teresa Ciancio