La Maestra e il Diavolo
 
Presentazione
L’idea di dedicare una giornata di studi a Giuseppe Fava nasce dalla consapevolezza che il valore poliedrico della sua natura d'intellettuale sia stato troppo a lungo trascurato, o comunque subordinato a quello dell'impegno - certo imprescindibile - di cronista.
Un impegno attento, appassionato, volontariamente coraggioso, che ha illuminato la sua e la nostra vita e tragicamente decretato la sua morte per mano mafiosa, ma che, ad uno sguardo più esauriente e grato, non basta a definire la pienezza d'un autore che è stato anche valido romanziere, saggista puntuale, fertile drammaturgo, attualissimo sceneggiatore e sorprendente pittore.
Quest'ampio orizzonte creativo, sempre ancorato alla realtà siciliana ma non per questo privo d'un consapevole respiro europeo, fa di Giuseppe Fava un prezioso e generoso interprete del nostro tempo.
Il filo conduttore della nostra riflessione a più voci sulla unitaria varietà della sua opera vuole quindi essere la ricchezza dello sguardo di Fava sulle cose. Sguardo che, nella diversa angolatura d'ogni contributo, proviamo insieme a ricomporre.
Marzia Finocchiaro
 
Le domande che pone il presente penetrano nell'Università, respingerle comporterebbe concepire sistemi culturali chiusi e statici.
Non tentare di dare a esse risposte porterebbe a una visione del sapere tradotto al singolare, l'uno che esclude il molteplice, il singolare che cancella il plurale.
La formazione e la ricerca devono invece navigare nel grande oceano dei fiumi dei racconti dell'umanità, delle società, della natura.
Formazione e ricerca vivono ai confini fra simmetrie e asimmetrie.
Se così non è avvizzisce il pensiero critico e le simmetrie dell'Istituzione divengono gabbie in un recinto votato a una sterile e autoritaria autoreferenzialità. Ciascuno può liberamente valutare dove e come si sia collocata negli anni e si collochi la nostra Università.
Per diciotto anni il nome e l'attività di Pippo Fava sono stati patrimonio di singoli docenti e non, di fasi di movimenti studenteschi, ma sempre esterni all'Istituzione.
Le preoccupazioni di confrontarsi con il contemporaneo - sia esso mafia o guerra, sia esso la piaga che richiede contenuti scomodi, - ammantate da alibi scientifici, hanno in parte devastato le coscienze.
Oggi, in modo imperfetto e con un evento che non si vuole occasionale, ci avviamo forse a colmare un ritardo. Riparare i guasti richiederà ben altra lena.
Antonio Pioletti
Ringraziamento a nome della Fondazione Giuseppe Fava
La giornata di oggi è sicuramente un momento importante nella storia dei convegni e delle manifestazioni che si sono svolte nei diciotto anni che sono trascorsi dalla morte di Giuseppe Fava. Ed è importante perché è la prima volta che un convegno su Giuseppe Fava è organizzato da un'istituzione statale e perché è la prima volta che si esaminano, contemporaneamente, tutti gli aspetti dell’articolata e differenziata produzione artistica di Fava.
Di questo la Fondazione è grata al Preside Pioletti e agli organizzatori di questa giornata seminariale, nella certezza che a questo momento ne seguiranno altri di approfondimenti sempre più ampi e specifici, al fine di far conoscere, soprattutto ai giovani, agli studenti nati dopo il colpo di pistola, l’opera di uno scrittore che, inevitabilmente, più il tempo trascorre e più finisce con l’essere racchiuso, cristallizzato, inglobato da quel colpo di pistola.
un colpo di pistola che confonde e mette la sordina ai segnali premonitori e ai tentativi, immediatamente successivi alla morte, di cancellarlo, riducendolo a una delle tante storie siciliane.
Adriana Laudani, oggi, facendo parlare le carte processuali, ci ha spiegato quello che sapevamo, ma che mai avevamo visto scritto, consegnato alla storia del Paese, a quanti vorranno esaminare con occhi sgombri dalla polvere, e cioè che si è sempre cercato di confondere tracce e volti dell’opera di Fava, che è stato intellettuale curioso e versatile, osservatore straordinario e disincantato della realtà siciliana. E «I Siciliani» che sono stati il punto di arrivo, la maturità critica di uno scrittore giornalista. O giornalista scrittore.
Così come scrittore-pittore, o pittore-scrittore; potrebbe essere un punto di riflessione futura.
La Fondazione, per evitare che l’opera di Fava scompaia, che Fava muoia una seconda volta, vuole prioritariamente fare memoria, rendendo accessibili a tutti gli atti processuali, i manoscritti ancora inediti, i libri non più in circolazione, i copioni teatrali.
Vuole raccogliere testimonianze dei “suoi ragazzi” che, fuori dalla Sicilia, hanno onorato il mestiere di giornalista che Fava era riuscito ad insegnare a tutti, sia che fossero studenti sedicenni o giovani promesse.
Vuole istituire sovvenzioni, premi, borse di studio per ricerche sulla sua opera, sulla cultura e l’ambiente in cui si incontrano mafia, politica e affari.
Vuole promuovere attività culturale e civile volta a sviluppare, soprattutto nei giovani, una coscienza libera da condizionamenti sociali, critica ed antimafiosa, e mi sembra che oggi si sia iniziato ad andare in questa direzione. Grazie.
Maria Teresa Ciancio
SOMMARIO
 
Letture da opere di Giuseppe Fava
Mariella Lo Giudice    Al di là dell'esibizione
               La violenza
Pippo Patavina            Giuseppe Fava, un paladino
                                    Vangelo secondo Giuda
Interventi
Antonio Pioletti        Come parte della nostra storia
Pietro Barcellona        La sicilitudine e lo scrittore
Nunzio Zago            Sui romanzi di Giuseppe Fava
Sebastiano Messina    Giuseppe Fava, il giornalista
Adriana Laudani        Catania e l'inchiesta Fava
Maria Teresa Ciancio    Ringraziamento a nome della Fondazione G. Fava
Giuseppe Frazzetto    Il teatro di immagini di Giuseppe Fava
Dario Consoli        Temi e personaggi del teatro di Giuseppe Fava
Sebastiano Gesù        Il cinema di Giuseppe Fava
Marzia Finocchiaro    L'orizzonte narrativo siciliano
Prima che vi uccidano
Antonio Roccuzzo    Dopo che lo hanno ucciso
Elena Fava            Lo spirito di un Giornale