Passeggiando con Pippo Fava

La schiarita dopo il temporale del pomeriggio aveva fatto ben sperare. Sulla corte Mariella Lo Giudice del Palazzo della Cultura, solo qualche nuvola nel cielo azzurro. Poi, alle venti, mentre si completavano le prove dei microfoni e dei video ecco un nuovo temporale, coi cannelli scola acqua sporgenti dai bugnati del piano superiore della loggia che riversano giù scroscianti cascate.

Grazie al piano alternativo opportunamente predisposto e alla solerzia del personale dell’assessorato e dei tecnici, in meno di mezz’ora, il recital Passeggiando per Catania con Pippo Fava ha avuto luogo nell’aula Concetto Marchesi. Coordinati da Orazio Torrisi, Alessandra Costanza, Andreazzurra Gullotta e il coro Free Gospel Sound, Alfio Guzzetta e Gregorio Lui hanno recitato e cantato ballate e canzoni tratte dalle opere teatrali di Fava Rivoluzione e America America, splendidamente legate tra loro dalla voce narrante di Riccardo Maria Tarci, che ha
letto testi di Fava sapientemente assemblati da Maria Teresa Ciancio. Il recital è stato accompagnato dalla proiezione di immagini (oli, acqueforti, e disegni ritrovati di recente) di Giuseppe Fava e da foto di Mario Torrisi scattate durante l’inchiesta Processo alla Sicilia del 1967, che hanno commentato silenziosamente i brani recitati.
Calau lu suli, poesia che apre il primo atto di Rivoluzione e musicata e cantata da Gregorio Lui, è stato il primo brano della serata, seguita da un testo sul territorio violentato da scelte inique del Parlamento, sempre da Rivoluzione e recitato dalla voce narrante.
Alfio Guzzetta ha recitato la poesia in siciliano Ora arrivau u mumentu, (Rivoluzione atto terzo). La poesia è un magnifico atto d’amore del personaggio Pasquale verso il padre (il suo passato) e verso il figlio (il suo futuro) che ha lasciato nel grembo di una donna e che potrà continuare la ribellione al sistema. Pasquale immagina di raggiungere il padre e di trovarlo seduto sul gradino più basso del paradiso (un disegno inedito e l’acquaforte Rapporto tra Uomo e Dio nel sud, del 1975, hanno accompagnato la recita del brano).
Riccardo Tarci, con brani da Rivoluzione e America America, ha quindi introdotto Bammineddu (Rivoluzione primo atto, anch’essa musicata e cantata da Gregorio Lui).
Una nenia cantata dalle monache del convento ogni volta che muore un bambino, sovente in miniera (sullo schermo un disegno inedito col volto di un fanciullo e sei volti di bimbi di Palma di Montechiaro).
Non è facile perdonare quando ti muore un figlio, dice la voce narrante, introducendo tre splendidi brani da La Violenza e Passione di Michele recitati da Alessandra Costanzo, che ha poi continuato con La ballata della puttana Maria (America America, secondo atto; al porto di New York, Maria racconta la sua storia di emigrata siciliana, arrivata con tanti sogni e speranze e finita a fare la puttana, senza avere mai un uomo tutto per sé).
Un dolce accordo di chitarra ha quindi introdotto Andreazzurra Gullotta e il suo Free Gospel Sound, per una dolcissima esecuzione gospel di Calau lu suli, che emozionato e commosso il numeroso pubblico.

Ancora una volta, questa volta con linguaggio drammaturgico, il vero fil rouge della serata sono state miseria, paura, sopraffazione e violenza, come in tutti gli scritti di Fava. E ancora una volta il pubblico che ama Fava ha mostrato di apprezzarlo, nonostante la pioggia che ha penalizzato lo spettacolo, soprattutto l’esecuzione di Calau lu suli del coro Gospel.
In chiusura Riccardo Traci, ricordando che era il 21 settembre, ha recitato la poesia Così finisce l’estate, ritrovata qualche settimana fa e che la Fondazione ha voluto dedicare a Elena Fava.