MAFIA: da Giuliano a Dalla Chiesa

mafia-gdc-copertinaMAFIA: da Giuliano a Dalla Chiesa

1982  I Siciliani Editori, Centro Editoriale Radar, S.Agata li Battiati (Catania)

 Questo libro vuole essere una breve storia della mafia, quale fenomeno che da più di cento anni sconvolge il Meridione d’Italia, e rappresenta socialmente e politicamente una tragedia dell’intera Nazione. All’interno del fenomeno mafioso, che negli anni ottanta ha proiettato la sua ombra su tutte le regioni italiane, sono rappresentati infatti, in modo esemplare, tutti gli elementi che compongono, anzi che determinano tale tragedia.

Via via che il racconto procederà verranno avanti quasi su una ribalta, taluni personaggi e su di loro, il loro volto, la vita, le parole, drammaticità e buffoneria, il ritratto insomma, il nostro racconto indugerà non perché costoro siano sempre i protagonisti più importanti, ma perché quello ch ‘essi furono e fecero diventa elemento essenziale del teorema mafioso. lo credo che, alla fine di questa storia, emergerà fra l’altro anche il senso della vita e della morte, quale duemila anni di guerre, massacri, violenze, rivoluzioni, miserie e grandezze, hanno determinato nell’anima siciliana.

Posta al centro del Mediterraneo, alla confluenza appunto di tutte le forze e gli interessi della storia, la Sicilia è stata sempre la terra della conquista, senza la quale nessuna civiltà avrebbe avuto presenza nel mondo. Prima furono forse i fenici, poi i greci, poi ancora i cartaginesi che a loro volta vennero annientati dai romani, quindi i bizantini, i saraceni, e subito dopo i normanni e gli svevi che contesero selvaggiamente il dominio dell’isola agli arabi, .e quindi ancora gli angioini, gli spagnoli, i borboni. Infine gli italiani.

Esiste nella nomenclatura siciliana una parola che ha un suono sprezzante: “barbari” con la quale si indicano tutti coloro che sono venuti dal mare per assaltare, uccidere, saccheggiare, stuprare, rapinare. Barbari: esseri umani inferiori, avidi, feroci, sanguinari, che fossero biondi con gli occhi azzurri o mori con i capelli crespi, tutti egualmente nemici con i quali, generazione dopo generazione, c’era solo da combattere e uccidere o morire.

Nella realtà ognuno di questi popoli, arrivando dal mare portò con sé crudeltà e morte, ma anche tutte le ricchezze cioè scienza, tecnica, arte e filosofia di una civiltà diversa, che non veniva mai a distruggere completamente la civiltà precedente, ma si sovrapponeva via via, nell’anima stessa del popolo, si componeva e si integrava. I greci portarono il senso della bellezza e la sapienza del governo politico, il disegno delle classi sociali e quindi la struttura stessa della società; i cartaginesi l’arte della guerra; i romani il significato della società e del diritto, e quindi la necessità della legge; normanni e svevi l’ingegneria delle costruzioni e l’arte dei metalli; gli arabi la loro prodigiosa visione matematica e il gusto della poesia, i francesi la musica, la danza, il senso elegante della storia; gli spagnoli la loro fantasia architettonica, gli inglesi l’astuzia mercantile, gli italiani il significato della nazione.

Così, dopo duemila anni la Sicilia fu il luogo dove avevano deposto il meglio e si erano sedimentate le civiltà più alte della terra, e dove però questo prodigio storico era segnato definitivamente dal dolore, dalla violenza fra uomini, e dal senso costante della morte. Non bisogna dimenticare tutto ciò per capire e giudicare la mafia che è certamente una grande tragedia umana e sociale, storicamente prodotta da un popolo che, per altri versi ed altre ispirazioni e forze umane, ha tuttavia prodotto Verga, Pirandello, De Roberto, Bellini, Brancati, Lampedusa, Sciascia.

lo cercherò di raccontare la mafia seguendo una semplice traccia storica, la più lineare possibile, qua e là tuttavia anche spezzata, tralasciando cioè le fasi e i tempi di minor rilievo, e cercando invece di rappresentare eventi e personaggi essenziali.

In questo racconto, nel quale io credo ci siano anche momenti e motivi di bellezza narrativa (anch’io sono profondamente, irreversibilmente siciliano) mi soccorrerà la passione e l’esperienza diretta del cronista che per anni è vissuto da testimone dentro il fenomeno: centinaia di vicende umane, centinaia di delitti, migliaia di esseri umani e protagonisti, I1n’infinità di luoghi umani terribili e affascinanti. Ed ora nel momento più tragico, tenta di dare un senso storico all’umanità che ha visto camminargli e corrergli accanto, uccidere e morire.