Venticinque anni!

Nella ricorrenza del 25° anniversario della morte di Giuseppe Fava, la fondazione a lui intitolata ha organizzato una intensa tre giorni di memoria e di attività.
Il 2 Gennaio, in una conferenza stampa al teatro Brancati di Catania, il presidente della fondazione ha illustrato l’intenso programma, e presentato le due pubblicazioni più recenti, il volume “Processo alla Sicilia” (riedizione dell’inchiesta pubblicata nel 1967 dalla ITES) e il CD/DVD contenente la scansione completa di tutti i numeri de I Siciliani. Quasi scontate le domande le domande dei partecipanti: come ci si sente dopo 25 anni; cosa ha provato quella sera di venticinque anni fa. Solo i più giovani, timidamente, si interrogano su cosa avrebbe scritto oggi Fava se fosse ancora vivo.
Molti dei suoi scritti sono di un’impressionante attualità, risponde la figlia Elena, il messaggio di Fava non è soltanto attuale come invito alla verità, ma anche e soprattutto per la persistenza del sistema affaristico-criminale. Molte delle inchieste del 1967 sembrano scritte ieri.

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Correva l’anno…

È il tema scelto dalla Fondazione Fava in occasione del venticinquesimo anniversario del primo numero de I SICILIANI (Dicembre del 1982).

Un’esperienza giornalistica ed editoriale unica. Un mensile, con una veste tipografica da rivista culturale, che ha fatto un giornalismo a 360° e soprattutto ha informato. Un giornale libero che non fu mai un giornale di tendenza contro la mafia, assolutamente differente dalla stampa antimafia che avrebbe visto la luce dopo quegli anni.

Un giornale lontano anni luce dal giornalismo ideologico, che motiva ed interpreta i fatti secondo la propria ideologia, e altrettanto lontano dal giornalismo moderno, obiettivo principale il mercato, che si preoccupa di riempire, con notizie date più o meno correttamente, gli spazi tra una pubblicità e l’altra.
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