I Siciliani

I Siciliani

Cappelli Editore Bologna – 1980

I Siciliani copertina

 

“ Sono così identici in ogni cosa, nella maniera di vestire, parlare, lavorare, pensare, che non riuscite a distinguere gli uni dagli altri. Ma non esiste una società umana così profondamente divisa, gli individui separati e contrastanti ognuno per conto suo, ognuno secondo il proprio interesse…”

 

 

Dal fondo della sua antica, riconosciuta infelicità, il siciliano viene avanti lottando ogni giorno. In verità non c’è in tutta l’Europa un popolo così orgoglioso ed infelice come il popolo siciliano, che faccia tanto male a se stesso; ma non c’è nemmeno un’anima che abbia altrettanto coraggio di lottare per l’esistenza e tanta violenza, tanto amore per la vita.

La Sicilia, un continente dentro una nazione.

Le chiese più antiche, i monumenti più favolosi, i paesi più miserabili d’Europa, i palazzi più aristocratici, l’infelicità del bisogno e l’onore che sopravvive agli individui, i padri della letteratura e del teatro europei, la gente più violenta, la mafia e il piacere di uccidere, la verginità e le umiliazioni dell’amore, il sole sopra le cose immobili, gli uomini immobili, una prospettiva diversa dell’esistenza nella quale i sentimenti fondamentali sono ricondotti alla loro purezza e violenza, i nomi più tragici della storia italiana degli ultimi trent’anni, i problemi sociali più imponenti, una continua lotta feroce, una continua corruzione. E su tutto la ribellione umana al proprio destino.

Qual è oggi veramente la Sicilia?

Di là dalle retoriche della politica, del folklore giornalistico, dietro tutte le facciate umane: l’onorabilità, il pudore sociale, i pregiudizi, i manifesti, le fotografie, i discorsi, le leggi, i programmi, le speranze.

È difficile guardare nell’anima del Sud, poiché essa è oscura e tragica. L’antica abitudine al dolore l’ha resa diffidente. E non basta scrutare il volto delle città e conoscere le passioni degli uomini, ma bisogna conoscere ogni altra cosa, gli errori, le truffe, gli inganni, i trucchi, le viltà, i delitti, le paure, i sogni: tutte le cose che, messe insieme, formano appunto l’anima reale e fantastica di un popolo.

Solo così, infine, è possibile valutare i diritti che essa ha sulla faccia della terra e sapere quante speranze abbia di sopravvivere.

È su questo mondo, uguale e infinitamente sfaccettato, microcosmo e macrocosmo, struggentemente antico e tragicamente attuale, che Giuseppe Fava punta la propria attenzione: ne nasce un’indagine nel senso globale e antropologico, in cui vivono le inutili miniere di zolfo coi loro uomini nudi e la leggendaria bellezza del paesaggio e delle città dell’isola, l’epica battuta alla pesca del tonno e le tracce della cultura del passato, il mare greco e il malcostume, il parassitismo, la mafia , l’arroganza, l’ignoranza.

Spietato nella denuncia lucida e documentata dei mali della sua terra, ma altrettanto lontano dal moralismo, dagli schemi sociologici delle polemiche scandalistiche, Giuseppe Fava sale così dalla cronaca e dall’osservazione diretta alla riflessione sui grandi archetipi: vita e morte, dolore e amicizia, solidarietà, giustizia e ingiustizia.

Questo libro raccoglie in unico volume tutte le inchieste di Giuseppe Fava apparse sulle pagine del quotidiano “La Sicilia”. È il documento dell’anima meridionale: i suoi tormenti e la sua ansia di ascesa civile.