LA VIOLENZA

Premio IDI 1970 in scena al Teatro delle Muse di Catania nel 1970

Flaccovio, Palermo 1969
“… Signori delle corte, gli avvenimenti sui quali darete un giudizio, costituiscono una tragedia nella quale giorno per giorno, anche voi sarete coinvolti. Noi qui non possiamo chiedere un atto di giustizia solo per gli uomini che sono stati uccisi, ma la tragedia è più vasta e terribile, essa non riguarda solo la vita di taluni cittadini, ma ogni rapporto fra uomo e uomo, cioè la libertà stessa dell’essere umano…”

Un processo per delitti e fatti di mafia è la struttura portante de “La Violenza”. Il lavoro si articola secondo gli schemi del teatro documento, nel senso che il riferimento al fatto processuale è puntuale e rigoroso. I personaggi sono gli stessi che ritroviamo ancora oggi nelle cronache giudiziarie dei grandi e piccoli processi di mafia: imputati, vittime, testimoni reticenti.

L’autore stesso, se da un lato rivendica la scrupolosa documentazione della pièce […la definizione di tali personaggi è scaturita dallo studio di migliaia di pagine di decine di processi, verbali, interrogatori, i delitti, le vergogne, le falsità, le confessioni, la ferocia di centinaia di essere umani in mezzo ai quali isolare i protagonisti della vicenda…] precisa perentoriamente che LA VIOLENZA non è un processo di mafia.

La mafia è solo un pretesto teatrale, una macchina di scena per raccontare la tragedia delle creature umane nel nostro tempo: la violenza ovunque nel mondo, in tutte le sue forme: la sopraffazione, l’odio, l’ignoranza, la paura, il dolore, la corruzione”.

Dibattito su La Violenza (articolo di Piero Isgrò)

Un coraggioso monito dalla “Violenza” di Fava (Domenico Tempio)

Il j’accuse di Giuseppe Fava (Domenico Danzuso)