Ascoltando Pippo Fava

Un attento e incuriosito pubblico ha assistito venerdì sera, nell’amena location della Corte Mariella Lo Giudice del Palazzo della Cultura in via Vittorio Emanuele a Catania (che molti catanesi continuano a chiamare cortile Platamone) a poco più di un’ora di spettacolo teatrale in piacevole compagnia della vena umoristica di Pippo Fava, grazie alla coinvolgente lettura/interpretazione di cinque testi andati in onda nel 1977 su Radio Uno durante la trasmissione “Voi ed io” condotta, al suo tempo, dallo stesso giornalista.

Testi ironicamente tristi e, anche se diversi nei contenuti, tutti legati da un sottile (mica tanto) filo comune che ci ha riportato, giocoforza, a quel sorriso velato da una malinconia tipica del “sentimento dell’incontrario” di pirandelliana memoria. Che la protagonista del racconto fosse una prostituta, una baronessa, il pubblico di nicchia di un défilé o la (mancata) dignità, poco importa, tutto conduceva, come lo scorrere dell’acqua del fiume al mare, ad identiche, dolorose, riflessioni sulla condizione dei più deboli, degli ultimi tra gli ultimi, di chi vive distante secoli luce dai margini della società “civile” soffocati dall’alterigia e dell’artefatto buonismo dei più abbienti.

Buona performance dei tre interpreti Alessandra Costanzo, Miko Magistro e Angelo Tosto che ci hanno riportato indietro nel tempo facendoci rivivere un Pippo Fava in versione “radiofonica” incarnando i veri protagonisti della trasmissione di allora (Fava, Mariella Lo Giudice e lo stesso Miko Magistro).

Molto riuscito l’adattamento radiofonico, titolato “Dignità”, di una delle tante visite di baraccopoli che Fava condusse durante le sue inchieste di “Processo alla Sicilia” e “Processo ai Siciliani”. Straordinaria, e per nulla distante dalla verità, la scenetta della telefonata tra la baronessa, con la sua pronuncia “regale” che l’autorizzava a storpiare i nomi e… ”la realtà”, e un nauseato Pippo che si faceva scudo con il suo sarcasmo per resiste a tanto disgustosa tracotanza. La ricostruzione di un dialogo che ha esaltato due modi (polari) di percepire e affrontare specifiche tematiche sociali, ricordando nel frattempo, qualora ce ne fosse bisogno, cosa intendesse Fava per mestiere di giornalista. Possiamo affermare, senza ombra di dubbio, che è stata una bella e piacevole novità per questo tipo di manifestazioni come, d’altronde, il contenuto dei testi. Un modo diverso per ricordare il genetliaco di chi amava sul serio il suo mestiere, ma così tanto da farlo coincidere perfettamente a… “un concetto etico del giornalismo”. Alla prossima.

Concetto Sciuto, su Sport Enjoy Project Magazine (15 settembre 2019)

 

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