La figura di Giuseppe Fava continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per il giornalismo e per la coscienza civile del nostro Paese.
Allo scrittore, intellettuale e fondatore de I Siciliani, assassinato dalla mafia il 5 gennaio 1984 a Catania, è stato assegnato il prestigioso Premio Giorgio Ambrosoli, riconoscimento che celebra donne e uomini capaci di incarnare, anche in condizioni e momenti difficili, i valori dell’integrità, della responsabilità e del coraggio civile. Un premio che trova in Fava una delle sue espressioni più alte: quella di chi ha saputo guardare oltre la superficie dei fatti per denunciare il volto più oscuro e profondo del potere mafioso, fatto di connessioni tra potere economico, politico e criminale.
Fava, infatti, fu tra i primi a raccontare con chiarezza che la mafia non era solo violenza, ma un sistema ramificato, capace di influenzare la società e le istituzioni. La sua voce libera e la sua penna sapiente hanno smascherato il potere e i suoi inganni, messo a nudo i rapporti perversi tra malaffare e “terzi livelli”, indicando con coraggio civile i responsabili, con nomi e cognomi, e offrendo ai cittadini uno strumento fondamentale: la verità.
Il riconoscimento è stato ritirato, nel corso della cerimonia tenutasi il 15 giugno presso il Piccolo Teatro di Milano, da Francesca Andreozzi, nipote di Fava e presidente della Fondazione Giuseppe Fava, a testimonianza di una memoria che non è soltanto ricordo, ma impegno civile ed esercizio quotidiano. Attraverso il lavoro della nostra Fondazione, infatti, il pensiero e l’esempio di Fava continuano a vivere, parlando alle nuove generazioni e rinnovando ogni giorno il valore di un giornalismo libero e responsabile e di uno spirito critico e autenticamente libero.
Questo riconoscimento dimostra ancora una volta come, a più di quarant’anni dalla sua morte, Giuseppe Fava resti una voce attuale, capace di indicare ancora oggi una direzione chiara: quella della verità come dovere civile e come fondamento della democrazia.


