MAI ABBASSARE LA GUARDIA…

È dell’8 ottobre 2018 la notizia dell’intimidazione mafiosa inviata a Claudio Fava, Presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana. Una busta con una lettera di minacce personali e un proiettile calibro 7,65.
Un’intimidazione a un rappresentante delle Istituzioni è un’intimidazione a tutti i cittadini. Moltissime le manifestazioni di solidarietà, vera o opportunista. Qualcuno, sulla chat della fondazione, ha scritto “non volteremo lo sguardo da un’altra parte …, non chiuderemo occhi e orecchie … non faremo finta di nulla … riguarda tutti noi!”. Qualcun altro ha chiesto cosa si possa fare per rendere più visibile l’indignazione e la protesta della gente per bene.

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Passeggiando con Pippo Fava

La schiarita dopo il temporale del pomeriggio aveva fatto ben sperare. Sulla corte Mariella Lo Giudice del Palazzo della Cultura, solo qualche nuvola nel cielo azzurro. Poi, alle venti, mentre si completavano le prove dei microfoni e dei video ecco un nuovo temporale, coi cannelli scola acqua sporgenti dai bugnati del piano superiore della loggia che riversano giù scroscianti cascate.

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il vecchio quartiere e i passi perduti …

Sono i titoli di due articoli pubblicati da Giuseppe Fava sul quartiere di San Berillo, ritrovati nei faldoni conservati dalla figlia Elena per più di trent’anni nel proprio garage.

Il primo, pubblicato il tra il 1952 e il 1954 sul Giornale dell’Isola (rubrica Città segreta), nel momento in cui Catania discute sul suo risanamento. L’occhiello de Il vecchio quartiere recita: … guardando queste vecchie case che dovranno morire ci si accorge che nel progresso talvolta si smarrisce la vera poesia del vivere umano. È uno struggente racconto della vita del quartiere che, seppure segnato nelle mappe della questura con un cerchio rosso, non è solo il quartiere dei postriboli, ma ospita anche le abitazioni di professionisti, impiegati, artigiani (come dimenticare i mastri liutai catanesi i cui mandolini, ancora negli anni ’50, erano esportati in tutto il mondo). Un quartiere nel quale il ritmo della vita scorre ancora lento, quasi anacronistico col ritmo nuovo imposto dal progresso, ma ancora capace di stupirsi davanti al pianino di Barberia che incede traballante diffondendo la sua malinconica musica, suscitando solidarietà e piacere di condivisione di gioie e dolori in una agorà destinata, ahinoi, a sparire.

Il secondo, è stato pubblicato su Espresso Sera il 21-22 ottobre 1957 (rubrica Questa città [o meglio] … c’era una volta!) L’occhiello recita: … ancora arriva qualche provinciale che non sa … Egli vaga in mezzo alle macerie della famosissima strada e non riesce a capire, non riesce a convincersi …

È un appassionato ricordo di via Maddem, delle sue case, del piacere che tutti potevano trovarvi, senza alcune differenza per il censo o il blasone, sul cui lastricato innumerevoli generazioni di maschi catanesi avevano consumato non pochi passi della loro giovinezza. Nelle sue righe Fava sottolinea più volte che l’articolo non vuole essere un elogio del lupanare, bensì la nostalgia dei vent’anni, senza tuttavia omettere che anche le donne che davano il piacere avevano (e hanno) una loro umanità, i loro sentimenti, le angosce e i desideri.

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Ciao Rita

Se oggi c’è più consapevolezza sulla mafia e i suoi milioni di rivoli di infiltrazione, corruzione e illegalità, lo dobbiamo al costante impegno di persone come Rita Borsellino, come la nostra presidente Elena, come i tanti familiari delle vittime della mafia, come i tanti attivisti e sostenitori di Libera, come i giornalisti di Libera informazione, come i giornalisti delle testate online, quotidianamente impegnati nella ricerca e nella denuncia. Grazie a tutti. Grazie Rita

Due alberi per Elena Fava

Al Giardino di Scidà due alberi per Elena Fava

Il Nespolo dal Rotary Club Padova Nord, e il Limone dalla Società Italiana di Angiologia e Patologica Vascolare, che hanno generosamente contribuito alla raccolta fondi per la sistemazione del Giardino.