Mafia e Giornalismo; l’eredità di Pippo Fava
Mafia e Giornalismo: l’eredità di Pippo Fava è il tema dell’incontro organizzato lo scorso 22 novembre 2018 a Milano, da WikiMafia, insieme a Libera, Stampo Antimafioso e Cross.
“i vicoli di Fava”
Palazzolo Acreide, 31 ottobre 2018
In stretta sequenza temporale con l’evento Libriamoci, il fotografo Giovanni Macauda, a Palazzolo Acreide, dopo aver illustrato brevemente l’iniziativa, ha guidato numerosi fotografi in erba attraverso i vicoli di Fava, partendo da Piano Acre sino al quartiere medievale,
“Libriamoci” … a Palazzolo Acreide
Palazzolo Acreide, 23 ottobre 2018.
Ieri, nell’ambito del progetto Libriamoci, che ogni anno coinvolge tantissime scuole in tutta Italia con l’obiettivo di promuovere il piacere della lettura, gli alunni della scuola primaria G. Fava di Palazzolo Acreide sono stati impegnati nell’ascolto di un brano che celebra il paese in cui vivono.
MAI ABBASSARE LA GUARDIA…
È dell’8 ottobre 2018 la notizia dell’intimidazione mafiosa inviata a Claudio Fava, Presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana. Una busta con una lettera di minacce personali e un proiettile calibro 7,65.
Un’intimidazione a un rappresentante delle Istituzioni è un’intimidazione a tutti i cittadini. Moltissime le manifestazioni di solidarietà, vera o opportunista. Qualcuno, sulla chat della fondazione, ha scritto “non volteremo lo sguardo da un’altra parte …, non chiuderemo occhi e orecchie … non faremo finta di nulla … riguarda tutti noi!”. Qualcun altro ha chiesto cosa si possa fare per rendere più visibile l’indignazione e la protesta della gente per bene.
vento da sud
Un bel progetto del nostro Vicepresidente e del suo Centro Koros, insieme a Eterotopia Laboratorio Navigante e Unione Italiana Vela Solidale
Viaggio di circumnavigazione in barca della Sicilia nel segno della legalità, con a bordo nove ragazzi del circuito penale minorile.
Passeggiando con Pippo Fava
La schiarita dopo il temporale del pomeriggio aveva fatto ben sperare. Sulla corte Mariella Lo Giudice del Palazzo della Cultura, solo qualche nuvola nel cielo azzurro. Poi, alle venti, mentre si completavano le prove dei microfoni e dei video ecco un nuovo temporale, coi cannelli scola acqua sporgenti dai bugnati del piano superiore della loggia che riversano giù scroscianti cascate.
il vecchio quartiere e i passi perduti …
Sono i titoli di due articoli pubblicati da Giuseppe Fava sul quartiere di San Berillo, ritrovati nei faldoni conservati dalla figlia Elena per più di trent’anni nel proprio garage.
Il primo, pubblicato il tra il 1952 e il 1954 sul Giornale dell’Isola (rubrica Città segreta), nel momento in cui Catania discute sul suo risanamento. L’occhiello de Il vecchio quartiere recita: … guardando queste vecchie case che dovranno morire ci si accorge che nel progresso talvolta si smarrisce la vera poesia del vivere umano. È uno struggente racconto della vita del quartiere che, seppure segnato nelle mappe della questura con un cerchio rosso, non è solo il quartiere dei postriboli, ma ospita anche le abitazioni di professionisti, impiegati, artigiani (come dimenticare i mastri liutai catanesi i cui mandolini, ancora negli anni ’50, erano esportati in tutto il mondo). Un quartiere nel quale il ritmo della vita scorre ancora lento, quasi anacronistico col ritmo nuovo imposto dal progresso, ma ancora capace di stupirsi davanti al pianino di Barberia che incede traballante diffondendo la sua malinconica musica, suscitando solidarietà e piacere di condivisione di gioie e dolori in una agorà destinata, ahinoi, a sparire.
Il secondo, è stato pubblicato su Espresso Sera il 21-22 ottobre 1957 (rubrica Questa città [o meglio] … c’era una volta!) L’occhiello recita: … ancora arriva qualche provinciale che non sa … Egli vaga in mezzo alle macerie della famosissima strada e non riesce a capire, non riesce a convincersi …
È un appassionato ricordo di via Maddem, delle sue case, del piacere che tutti potevano trovarvi, senza alcune differenza per il censo o il blasone, sul cui lastricato innumerevoli generazioni di maschi catanesi avevano consumato non pochi passi della loro giovinezza. Nelle sue righe Fava sottolinea più volte che l’articolo non vuole essere un elogio del lupanare, bensì la nostalgia dei vent’anni, senza tuttavia omettere che anche le donne che davano il piacere avevano (e hanno) una loro umanità, i loro sentimenti, le angosce e i desideri.




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